Deve la Scuola della Repubblica insegnare la morale laica ? Il progetto politico di Vincent Peillon e la riscoperta dell’opera di Ferdinand Buisson.

Il 1° Settembre 2012, l’attuale Ministero dell’Educazione Nazionale francese, Vincent Peillon, ha rilasciato un’intervista al Journal Du Dimanche in cui ha espresso l’idea, nell’ambito del suo progetto politico di « Rifondazione della scuola della Repubblica »[1], di rintrodurre dei corsi di « morale laica », che « consiste nel capire ciò che è giusto, distinguere il bene dal male, essere in grado di riconoscere doveri, diritti, virtù, e, soprattutto, valori »[2]. Questa posizione si contrappone fortemente a quella dell’ex-Presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, che, nel suo discorso pronunciato il 20 Dicembre 2007 nel Palazzo del Latrano, aveva espresso l’idea che « nella trasmissione dei valori e nella formazione alla differenza fra il bene e il male, il maestro non potrà mai rimpiazzare il parroco o il pastore »[3]. In seguito alla pubblicazione dell’intervista di Peillon al Journal Du Dimanche, l’ex-Ministero dell’Educazione Nazionale francese dal 2009 al 2012, Luc Châtel, ha paragonato il suo successore al Maresciallo Pétain.

Deve la Scuola della Repubblica insegnare la morale laica ? Quest’argomento richiede di chiarire parecchie domande. Cos’è la « morale laica » ? È una morale areligiosa oppure è una sorta di religione civile ? Qual’è il ruolo della Scuola della Repubblica nell’insegnamento di questa morale ? In che misura quest’insegnamento non è contrario al principio di neutralità, spesso equiparato al principio di laicità ?

Per rispondere a queste domande, abbiamo scelto di spiegare il progetto politico di Vincent Peillon e di mettere in luce la riscoperta dell’opera politica ed intellettuale di Ferdinand Buisson a cui Peillon ha contribuita. In effetti, la tradizione politica in cui Peillon vuole iscriversi non è per niente quella di Pétain, di cui l’insediamento del Régime de Vichy ha firmato l’uccisione della Repubblica francese, come lo ha accusato ingiustamente Châtel. Invece, Peillon vuole esplicitamente iscriversi in quella di Buisson, uno dei grandi difensori della scuola pubblica laica sotto la Terza Repubblica francese. Il progetto politico di Peillon è il frutto delle sue ricerche in storia del pensiero politico : Peillon, oltre alla sua carica politica al Ministero dell’Educazione nazionale francese, è anche un filosofo e ha dedicato nel 2010 a Buisson un libro titolato Una religione per la Repubblica. La fede laica di Ferdinand Buisson[4].

Prima parte – Cos’è la « morale laica » ?

La « laïcité » è innegabilmente una parola importante del linguaggio politico repubblicano francese. Da una decina di anni, questa parola ha conosciuto in Francia un rinnovato interesse da parte dei responsabili politici di ogni parte. La « laïcité » è stata, in particolare, molto invocata nei dibattiti nel 2004 sulla legge che vieta i segni e gli abiti religiosi ostensibili nelle scuole pubbliche, poi nel 2010 sulla legge che vieta di portare il burqa o il niqab in tutto lo spazio pubblico. Quindi la parola « laïcité » sembra designare un principio che mira a ridurre, anzi ad escludere, le manifestazioni di appartenenza religiosa degli individui nelle scuole pubbliche e nello spazio pubblico. In questo contesto, potremmo essere tentati di pensare che la morale laica sia una morale antireligiosa o almeno areligiosa.

Ma Peillon ha chiaramente affermato che la « morale laica » di cui lui parla non è « antireligiosa »[5]. Secondo lui, quello che minaccia attualmente la laicità non è la religione ma « la mal conoscenza della vera natura della laicità repubblicana »[6]. Non sappiamo se possiamo davvero parlare della « vera natura della laicità repubblicana », però possiamo almeno parlare dell’accezione originale storica de la « laïcité », cioè come principio instaurato sotto la Terza Repubblica francese con la Legge del 1882 sull’insegnamento primario obbligatorio e con la Legge del 1905 sulla separazione fra le Chiese e lo Stato. Queste due Leggi, a cui ha molto contribuito Buisson e a cui Peillon si richiama, non sono antireligiose : per esempio, l’articolo due della Legge del 1882 riconosce un giorno libero alla settimana « allo scopo di permettere ai genitori di far dare, se lo desideranno, ai loro ragazzi, l’istruzione religiosa »[7] e l’articolo uno della Legge del 1905 afferma che « la Repubblica assicura la libertà di coscienza » e « garantisce il libero esercizio dei culti »[8]. Insomma, le Leggi che disciplinano storicamente la « laïcité » in Francia non sono antireligiose nel senso che non sono ostili alle religioni.

In realtà, queste Leggi non sono antireligiose ma sono anticlericali. Nel grande Dizionario di pedagogia e di istruzione primaria, Buisson si è dedicato a scrivere un articolo sulla parola « laïque » (« laico/laica ») dove ha messo in luce il senso etimologico della parola « laïque » [9]. Questa parola, ci diceva Buisson, viene dall’aggetivo greco « laikos » che designava, nelle prime comunità cristiane, il popolo per opposizione al Clero. La parola Clero, quanto ad essa, viene dal sostantivo greco « klêros », che designava il « buono lotto », gli « eletti » di Dio per governare il popolo[10]. Quindi, dire che la Legge del 1882 come la Legge del 1905 sono anticlericali non significa che sono opposte alle Chiese in quanto tale ma significa che sono opposte alle Chiese, e più precisamente ai Cleri, in quanto pretendono ad un controllo privilegiato sulla Scuola pubblica e sullo Stato francesi.

Tuttavia, se queste due Leggi sono fondamentali nell’accezione originale storica della « laïcité », si riduce la « laïcité » ad un principio giuridico che organizza la separazione della Scuola pubblica e dello Stato dalle Chiese ? Evidentemente, per il promotore della « morale laica » che è Peillon, la risposta a questa domanda è negativa. La separazione giuridica della Scuola pubblica e dello Stato dalle Chiese non basta ad assicurare la laicità di queste istituzioni. Questa risposta di Peillon si spiega per il suo attaccamento ad una certa tradizione repubblicana francese : Peillon, in un’intervista dedicata alla « morale laica » pubblicata nella rivista Cités, ha ricordato che « il repubblicanesimo non è solo un complesso di istituzioni o di dispositivi materiali, ma un certo spirito »[11].

Il repubblicanesimo francese è spesso associato ad un pensiero razionalista, anzi scientista e quindi areligioso. Ma la tradizione repubblicana francese che Peillon vuole far riscoprire è quella spiritualista, anzi religiosa, di Buisson o ancora di Jean Jaurès[12] : Buisson concepiva l’essere umano come un « animale religioso »[13] e Jaurès « non concep[iva] una società senza religione »[14]. Per loro, la « morale laica » non era una morale antireligiosa, neanche areligiosa : in una conferenza fatta alla Ligue de l’enseignement (Lega del’insegnamento), il più importante movimento di educazione popolare laico francese, Buisson ha anche detto che la « morale laica » era « la più religiosa delle morali, o la più morale delle religioni »[15].

Con quest’ultima considerazione che collega intimamente « morale laica » e « religione » e/o « religiosità », possiamo ora chiederci : non sarebbe una sorta di « religione civile » la morale laica ? In un’articolo del suo blog, il sociologo e storico della laicità Jean Baubérot si preoccupa della filiazione buissoniana adottata da Peillon : « essa rischia di spingerci verso una morale laica che vira alla ‘religione civile’ di cui parla Jean-Jacques Rousseau nel Contratto Sociale »[16]. Che cos’è questa « religione civile » ? Nel suo libro, Rousseau la caratterizzava per la credenza in e la condotta secondo un piccolo numero di dogmi semplici : « l’esistenza della divinità potente, intelligente, benefica, previdente e provvidente, la vita futura, la felicità dei giusti, il castigo dei malvagi, la santità del Contratto sociale e delle leggi »[17]. Lui sosteneva la necessità di questa « religione civile » per garantire l’unità sociale e se il Sovrano non poteva « obbligare nessuno a crederli », poteva in nome dell’unità sociale, ha affermato Rousseau, « bandire dallo Stato chiunque non li crede »[18]. Da allora, ai nostri occhi, la « religione civile » di Rousseau, per la sua costituzione di dogmi e di sanzioni per chi non rispetta i suoi dogmi, somiglia più alle religioni ordinate dalle Chiese della religione come la intendeva Buisson.

Per capire l’intimo legame che stringeva Buisson fra « morale laica » e « religione », dobbiamo spiegare che implicava una sovversione della parola « religione ». Il primo grande impegno di Buisson si è trovato nel campo della religione. Esso ha riguardato alla sua presa di posizione, nella disputa all’interno della Cappella Taitbout di Parigi, a favore del Pastore liberale Athanase Coquerel figlio, che era stato scomunicato per aver affermato che Gesù non era Dio[19]. Questa presa di posizione è stato il primo segno della concezione liberale e non ortodossa, né conservativa della religione propria di Buisson, cioè una religione libera da ogni dogma e da ogni catechismo. Per lui, l’essenza della religione non si trovava nella credenza nelle « verità rivelate »[20] ma solo nella fede negli ideali di bene, di bellezza e di verità, vale a dire solo nel movimento infinito delle anime umane verso questi ideali. Ora, possiamo capire che la « morale laica » sia « la più religiosa delle morali, o la più morale delle religioni » nel senso che essa realizza quest’essenza meglio delle morali religiose clericali.

Seconda parte – Perché e come la Scuola della Repubblica deve insegnare la morale laica ?

Adesso che abbiamo definito che cos’è la « morale laica » per Buisson e Peillon, dobbiamo interrogarci sul ruolo della Scuola della Repubblica nell’insegnamento di questa morale. La morale laica è legata, l’abbiamo visto nella prima parte, alla tradizione repubblicana nata sotto la Terza Repubblica francese, di cui Buisson e anche Jaurès erano degli importanti rappresentanti. In un certo senso, possiamo dire che la morale laica era, per loro, l’anima, o lo spirito, della Repubblica. Ma vive ancora oggi questo spirito ? Se « oggi, tutta la gente si dice repubblicana », in realtà un certo numero di quelli che si dicono repubblicani « ne ignorano la lettera o ne snaturano lo spirito », ci risponde Peillon nel suo libro di Conversazioni repubblicane con François Bazin[21]. Allora come farlo rivivere ? Per Peillon, la rifondazione della Scuola della Repubblica è la chiave di volta della rifondazione della Repubblica[22] perché « la scuola, nella nostra tradizione, è […] il luogo dove si forma dei repubblicani, degli uomini liberi e dei cittadini, dove si insegna dei principi, dei valori, dei metodi, una libertà, un civismo ».[23] In altre parole, la Scuola della Repubblica deve insegnare la morale laica per formare dei repubblicani e quindi ridare vita alla Repubblica.

Però possiamo chiederci, se la missione perseguita dall’insegnamento della morale laica è di formare dei repubblicani, questa missione non è già realizzata dall’insegnamento dell’educazione civica ? Peillon sostiene che insegnare l’educazione civica non sia la stessa cosa che insegnare la morale laica. L’insegnamento dell’educazione civica, istituito in Francia dal 1985 nelle scuole medie e dal 2000 nei licei[24], ha per argomento la formazione alle regole di vita in società e al funzionamento delle istituzioni della Repubblica francese. Per Peillon, è necessario ma non sufficiente per formare dei repubblicani. Nell’intervista al Journal du Dimanche, dice che l’insegnamento della morale laica « è più larga »[25]. Per spiegare queste parole, possiamo riferirsi alla citazione delle belle parole di Jaurès che si trova nel Rapporto della missione sull’insegnamento della morale laica comandato da Peillon a Alain Bergougnioux, Laurence Lœffel e Rémy Schwartz :

« Troppo spesso, i maestri trascurano l’insegnamento morale per l’insegnamento civico, che sembra più preciso e più concreto, e dimenticano che l’insegnamento civico non possa avere senso e valore solo con l’insegnamento morale, perché le costituzioni che assicurano a tutti i cittadini la libertà politica e che realizzano o preparano l’uguaglianza sociale hanno per anima il rispetto della persona umana, della dignità umana. »[26]

L’insegnamento della morale laica da senso a quello dell’educazione civica interrogandosi sui valori umani sui quali sono fondate le istituzioni repubblicane. Insomma, questi due insegnamenti sono complementari e legati l’uno all’altro. È perché, nella sua Legge per la rifondazione della Scuola della Repubblica, Peillon non ha sostituito « l’insegnamento dell’educazione civica » con « l’insegnamento della morale laica » ma ha sostituito « l’insegnamento dell’educazione civica » con « l’insegnamento morale e civico »[27].

Come può insegnare la morale laica la Scuola della Repubblica senza contraddire il principio di neutralità ? Da un lato, sul sito del Ministero dell’Educazione Nazionale Francese, è scritto che l’uno dei grandi principi del sistema dell’insegnamento francese sarebbe quello di neutralità e più precisamente quello di neutralità filosofica e politica : « l’insegnamento è neutro : la neutralità filosofica e politica si impone agli insegnanti e agli alunni »[28]. Se questo principio è davvero un principio fondamentale dell’insegnamento dato nella Scuola della Repubblica francese, l’insegnamento della morale laica, che fa inevitabilmente riferimento a dei valori filosofici e politici, sembra effetivamente in contraddizione con questo principio. Dall’altro lato, in modo coerente, Peillon non sembra riconoscere questo principio valido e ritiene un significato del principio di neutralità diverso da quello scritto sul sito del suo Ministero.

Nel suo libro titolato Rifondiamo la Scuola, lui ha scritto questo :

« La scuola repubblicana non ha mai preteso di essere neutra fra tutti i valori. Se la laicità ha proprio significato la neutralità confessionale, la separazione delle Chiese e dello Stato, del pubblico e del privato, essa non ha mai significato né la neutralità filosofica, né la neutralità politica. Jules Ferry ha avuto l’occasione di precisare questo punto e Jean Jaurès di affermare che solo il nulla è neutro. »[29]

Queste parole mostrano, di nuovo, il profondo attaccamento politico di Peillon all’opera di Buisson sull’argomento della scuola e della laicità. Nel suo Dizionario di pedagogia e di istruzione primaria, Buisson ha scritto un articolo per chiarire il significato del principio della neutralità[30]. In quest’articolo, ha distinto tre neutralità : la neutralità della scuola, la neutralità del personale insegnante e infine la neutralità dell’insegnamento. Per quanto riguarda le due prime, il loro significato sembra chiaro : la neutralità della scuola significa che la scuola deve ricevere senza distinzione tutti i bambini quale che sia la loro appartenenza o non-appartenenza religiosa o confessionale e la neutralità del personale insegnante significa che l’autorità scolastica deve procedere all’assunzione degli insegnanti anche senza distinzione della loro appartenenza o non-appartenenza religiosa o confessionale. Poi, le cose non sono così simplici per quanto riguarda la neutralità dell’insegnamento : da una parte, il programma è neutro nel senso che non comporta di insegnamento di « istruzione religiosa », però, da altra parte, gli altri insegnamenti del programma, e in particolare l’insegnamento della morale laica, toccano in certo modo degli argomenti religiosi. Buisson ha allora concluso che « è impossibile pretendere senza assurdità alla neutralità assoluta »[31] e ha citato Jules Ferry che diceva al Senato che avevano « promesso né la neutralità filosofica, né la neutralità politica »[32].

Questa distinzione fra il principio di laicità e il principio di neutralità assoluta, o il principio di neutralità filosofica e politica, illustra bene una caratteristica della tradizione repubblicana incarnata nell’opera di Buisson e ripresa nel progetto politico di Peillon. Per utilizzare le parole della filosofia politica contemporanea di John Rawls, lo Stato repubblicano, attraverso il suo ruolo di insegnamento della morale laica assegnato alla Scuola della Repubblica, si differenzia dallo Stato liberale in ciò che non pretende essere assiologicamente neutro, cioè imparziale tra le diverse concezioni del bene.

Ciononostante, come fare perché l’insegnamento della morale laica, che implica un insegnamento non assiologicamente neutro, non tende all’insegnamento di una « morale di Stato » ? L’orientamento adottato dagli autori dello Rapporto della missione sull’insegnamento della morale laica è importante per rispondere a questo problema. Quest’orientamento è messo in luce col titolo dato al Rapporto : Morale laica. Per un’insegnamento laico della morale. Questo titolo, contrariamente a che cosa hanno detto alcuni comentatori politici, non indica una marcia indietro rispetto al progetto originale di Peillon. Quando nel 2012 Juliette Grange e Didier Deleule avevano chiesto a Peillon come insegnare la morale laica, lui aveva già detto che era « molto importante di capire che la morale laica e il modo laico di insegnare la morale sono una sola e stessa cosa »[33]. La morale laica, l’abbiamo sottolineato nella prima parte, si oppone alla morale clericale. Di conseguenza, il suo insegnamento non deve essere un insegnamento clericale, dove gli insegnanti si comporterebbero con i loro alunni come i membri del Clero con i credenti non membri del Clero.

Per concludere questo percorso di riflessione sull’insegnamento della morale laica nella Scuola della Repubblica, vorremmo prendere sul serio l’argomento del modo laico di quest’insegnamento e dare un’esempio concreto di che cosa dovrebbe essere questo modo in termini pedagogici. Nel 2011, l’ex-Ministero dell’Educazione Nazionale Châtel aveva già cercato a rintrodurre l’insegnamento della morale nella Scuola della Repubblica ma quest’insegnamento era fondato sulla memorizzazione di massime morali : era, secondo noi, il perfetto controesempio di come dovrebbe essere insegnata la morale laica perché mette gli alunni agli ordini degli insegnanti, che hanno deciso senza loro le massime morali da memorizzare. Siamo d’accordo con gli autori del Rapporto della missione sull’insegnamento della morale laica sulla loro proposta di « attuare i studi di caso e il metodo dei dilemmi morali, iscritti in situazioni concrete e propizie alla formazione del ragionamento morale e alle pratiche del linguaggio, la discussione e il dibattito argomentato in particolare »[34].

Quest’ultima proposta ci fa pensare che se Peillon vuole davvero che la morale laica sia insegnata in modo laico dovrebbe lasciare la sua parola di « trasmissione dei valori » per quella di « co-costruzione dei valori ». In termini pedagogici, significa lasciare la pedagogia tradizionale magistrale per quella partecipativa e deliberativa. Dicendo questo, non possiamo non pensare alle « Comunità di Ricerca Filosofica »[35], sviluppate dal filosofo e pedagogista americano Matthew Lipman nel contesto del suo progetto educativo di filosofia per bambini. Trasformare le classi in Comunità di Ricerca Filosofica implica di ripensare completamente i ruoli rispettivi dell’insegnante e degli alunni e anche l’essenza del sapere : l’insegnante non occupa più il ruolo di maestro che ha il sapere e li trasmette agli alunni, sono gli alunni che occupano il ruolo di ricercatori  stanno co-costruendo il sapere ; il sapere non è mai stabilito, è sempre in mutazione grazie all’attività dialogica esercita da tutti gli alunni insieme. Ogni alunno è messo in posizione per svillupare il suo proprio giudizio morale e critico grazie ad un’esperienza di dialogo condivisa con tutti gli altri alunni della sua classe. Per aver vissuto un’esperienza pratica delle Comunità di Ricerca Filosofica quest’estate[36], possiamo affermare che le Comunità di Ricerca Filosofica costituiscono un bellissimo esempio concreto di come dovrebbe essere insegnata la morale laica, o insegnata in modo laico la morale, nella Scuola della Repubblica perché offrono ad ogni partecipante una doppia esperienza e pratica di libero pensiero e di cittadinanza.


[1] Progetto di legge di orientazione e di programmazione per la rifondazione della scuola della Repubblica : http://www.legifrance.gouv.fr/affichLoiPubliee.do;jsessionid=BDB9AABDC8C4F700677A93CD8C524F7F.tpdjo09v_1?idDocument=JORFDOLE000026973437&type=contenu&id=2.

[2] Intervista di Vincent Peillon al Journal Du Dimanche, 1° Settembre 2012 : http://www.lejdd.fr/Societe/Education/Actualite/Vincent-Peillon-veut-enseigner-la-morale-a-l-ecole-550018.

[4] Vincent Peillon, Une religion pour la République. La foi laïque de Ferdinand Buisson, Paris, Seuil, 2010.

[5] Vincent Peillon, Refondons l’école. Pour l’avenir de nos enfants, Paris, Seuil, 2013, p. 136.

[6] Vincent Peillon, Conversations républicaines avec François Bazin, Paris, Denoël, 2011, p. 84.

[7] Legge del 28 Marzo 1882 per l’insegnamento primario obbligatorio, Articolo due : –http://www.senat.fr/evenement/archives/D42/mars1882.pdf.

[8] Legge del 9 Dicembre 1905  riguardando la separazione fra le Chiese e lo Stato, Articolo uno : http://www.legifrance.gouv.fr/affichTexte.do?cidTexte=LEGITEXT000006070169&dateTexte=20080306.

[9] Ferdinand Buisson, Dictionnaire de pédagogie et d’instruction primaire, Paris, Kimé, pp. 174-175.

[10] Ibid., p. 175.

[11] Vincent Peillon, « Qu’est-ce que la morale laïque. Entretien avec Vincent Peillon », in Cités, 2012/4 n° 52, p. 95.

[12] I titoli dei due libri di Peillon respettivamente dedicati ai pensieri di Buisson e Jaurès sono, a questo proposito, eloquenti : Vincent Peillon, Jean Jaurès et la religion du socialisme (Jean Jaurès e la religione del socialismo), Paris, Grasset, 2000 ; Vincent Peillon, Une religion pour la République. La foi laïque de Ferdinand Buisson (Una religione per la Repubblica. La fede laica di Ferdinand Buisson), Paris, Seuil, 2010.

[13] Ferdinand Buisson, « Le sentiment religieux à l’heure actuelle » (1914), in Ferdinand Buisson, Éducation et République, Paris, Kimé, 2003, p. 125.

[14] Jean Jaurès, « La question religieuse et le socialisme » (1891), in Jean Jaurès, Rallumer tous les soleils, Paris, Omnibus, 2006, p. 104.

[15] Ferdinand Buisson, « Le fond religieux de la morale laïque » (1917), in Ferdinand Buisson, Op. cit., p. 165.

[16] Jean Baubérot, « Bonne Année, bonne morale laïque », 4 Gennaio 2013, in Jean Baubérot, Laïcité et regard critique sur la société : http://blogs.mediapart.fr/blog/jean-bauberot/040113/bonne-annee-bonne-morale-laique.

[17] Jean-Jacques Rousseau, Du contrat social, Paris, Librairie générale française, 1996, p. 153.

[18] Ibid.

[19] Lettera aperta di Ferdinand Buisson a Eugène Bersier data del 21 Marzo 1864, in Ferdinand Buisson, Op. cit., pp. 15-17.

[20] Ferdinand Buisson et Charles Wagner, Libre-pensée et protestantisme libéral, Paris, Fischbacher, 1903, citato in Ferdinand Buisson, Op. cit., p. 150.

[21] Vincent Peillon, Conversations républicaines avec François Bazin, Op. cit., p. 10.

[22] Vincent Peillon, Refondons l’école. Pour l’avenir de nos enfants, Op. cit., pp. 8-11.

[23] Vincent Peillon, Conversations républicaines avec François Bazin, Op. cit., p. 96.

[24] Alain Bergougnioux, Laurence Loeffel et Rémy Schwartz, Pour un enseignement laïque de la morale. Rapport remis à Vincent Peillon, ministre de l’éducation nationale, 22 Aprile 2013, p. 11 : http://cache.media.education.gouv.fr/file/04_Avril/64/5/Rapport_pour_un_enseignement_laique_de_la_morale_249645.pdf.

[25] Intervista di Vincent Peillon al Journal Du Dimanche, 1° Settembre 2012, Op. cit.

[26] Jean Jaurès, « L’enseignement de la morale », in La Dépêche de Toulouse, 3 Giugno 1892, citato in Alain Bergougnioux, Laurence Loeffel et Rémy Schwartz, Op. cit., p. 15.

[28] Sito dell’Educazione Nazionale francese, « I grandi principi del sistema educativo », Dicembre 2012 :  http://www.education.gouv.fr/cid162/les-grands-principes.html – la-neutralite.

[29] Vincent Peillon, Refondons l’école. Pour l’avenir de nos enfants, Op. cit., p. 134.

[30] Ferdinand Buisson, Dictionnaire de pédagogie et d’instruction primaire, Op. cit., pp. 207-210.

[31] Ibid., p. 208.

[32] Ibid.

[33] Vincent Peillon, « Qu’est-ce que la morale laïque. Entretien avec Vincent Peillon », Op. cit., p. 98.

[34] Alain Bergougnioux, Laurence Loeffel et Rémy Schwartz, Op. cit., p. 35.

[35] Matthew Lipman, Thinking in Education, Cambridge, Cambridge University Press, 2003.

[36] Formazione all’animazione di Comunità di Ricerca Filosofica a cui abbiamo partecipato nel piccolo villaggio di Vecmont in Belgio : http://www.ovc.ulaval.ca/ms/site/vecmont/formation_2013.pdf

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